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L’imbarazzo di Big Tech che si era prostrata a Trump: ora a rischio i maxi piani dell’AI in Texas

di Federico Fubini

Il 25% della potenza dei data center per l’intelligenza artificiale da costruire è destinata al Texas. Ma la vittoria democratica mette a rischio i piani nello Stato di Oracle e SpaceX, due dei grandi alleati di Trump

I democratici hanno vinto quasi tutto ciò che potevano, dalle corse decisive per il Senato ad alcune delle più inattese fra le poltrone da governatori degli stati federali. I repubblicani e Donald Trump hanno perso quasi tutto quello che potevano. E Big Tech, quasi per intero, si trova spiazzata fra due forze: da una parte il Partito Democratico che i suoi leader sostenevano in altri tempi, forse più ingenui e meno finanziariamente esposti; dall’altra il presidente repubblicano dagli istinti illiberali, di fronte al quale molti dei titani di Silicon Valley si sono genuflessi in questi anni così pieni di molti calcoli di convenienza e di scarsa dignità personale.

L’inchino di big tech a Trump

Ma il punto paradossalmente adesso non è tanto questo. Il punto non è che tutta Big Tech (con l’eccezione solo parziale di Dario Amodei di Anthropic) si era inchinata a Trump in modi a tratti umilianti. Difficile dimenticare la statuetta d’oro portata in dono

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