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«Le città di pianura», ecco perché ha trionfato: un road movie su generis alla ricerca dell’ultimo bicchiere che non vuole insegnare niente a nessuno

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di Paolo Mereghetti

Sorpresa a Cannes, dove l’anno scorso era arrivato da perfetto sconosciuto, il film di Francesco Sossai ha sbancato ai David di Donatello: 8 statuette. Ecco le ragioni del trionfo

Sorpresa a Cannes, dove l’anno scorso era arrivato da perfetto sconosciuto (il suo primo film, Altri cannibali, aveva avuto una circolazione minima) e sorpresa ai David dove mercoledì sera ha sbaragliato con otto statuette quello che tutti davano per favorito, La grazia (che il pubblico aveva premiato accorrendo dieci volte più numeroso da Sorrentino: più o meno sette milioni di incasso contro poco più di 700mila).

In effetti Le città di pianura di Francesco Sossai è stato una sorpresa per tutti, a cominciare da chi forse si aspettava il «solito» film italiano sulla provincia e invece si è trovato davanti un’opera sorprendentemente inclassificabile, on the road ma neanche troppo, maschile ma non certo prevaricante («una mascolinità morbida, lieve e perdente, per nulla alfa» ha scritto lo psicoanalista Lingiardi), di formazione ma fino a un certo punto, silenziosamente antispettacolare e puntigliosamente antitradizionale («perché nessun pittore dipinge mai la pianura» si sente dire nel film di fronte a un capolavoro della scuola veneta dove «si passa dalle

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