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Le chat e la corsa agli ospedali, la solidarietà tra gli italiani in Venezuela. «In tanti ancora per strada»

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di Fabrizio Caccia

L’ambasciatore De Vito: oltre 10 mila i connazionali nella zona interessata

«È molto doloroso», sospira l’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, quando da noi sono ormai le 9 di sera (le 15 locali) e il Ministero degli Esteri ha appena avuto la conferma che un cittadino italo-venezuelano, nato nel 1970 e originario di Enna, con i parenti che vivono in Sicilia, è morto nel crollo di uno dei palazzi venuti giù a La Guaira, 30 chilometri dalla Capitale. «Sono oltre 10 mila — dice l’ambasciatore De Vito — i nostri connazionali con doppio passaporto che vivono nei territori maggiormente interessati dalla catastrofe, tra Carabobo, Puerto Cabello e La Guaira, un’area immensa». Così, ha radunato intorno a sé tutta la squadra, il console generale e i consoli onorari, per contattare ospedali, cliniche, centri di assistenza dove potrebbero trovarsi ora molti italiani.

«Ci sono stati edifici crollati, ma anche parecchie case danneggiate e in tanti hanno trovato rifugio da parenti e amici», racconta De Vito, che ha accolto lui stesso nella sua residenza le famiglie di una dipendente dell’ambasciata italiana e di una funzionaria dell’Onu rimaste senza un tetto. «La cosa più importante — aggiunge

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