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Le voci dal Venezuela: «Noi salvi per miracolo. Non abbiamo notizie dei nostri parenti. Due minuti di terrore»

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di Sara Gandolfi

I dispersi sono migliaia, sul portale web Desaparecidos Terremoto Venezuela ieri sera si contavano oltre 40.000 denunce

Dylan Nieto ha parlato al telefono con la sua fidanzata Vicky, assistente di volo di vent’anni, fino alle 18. «Pochi minuti dopo, è arrivato il terremoto. L’ho chiamata di nuovo, ma da allora non sono più riuscito a contattarla». Vicky Urdaneta era sola in un appartamento nel palazzo Los Bucaneros a Catia La Mar, nello stato di La Guaira, quando tutto ha cominciato a tremare. «A vedere le immagini sui social media, l’edificio è stato danneggiato per metà della sua altezza. Non sappiamo se sia riuscita a mettersi in salvo o se è in un ospedale». La speranza non molla, anche se non sente la sua voce da ore. La madre Victoria, che sta a Maracaibo, a 724 chilometri di distanza, vorrebbe raggiungerla. «Ma l’aeroporto è chiuso, e lei non risponde».

È una delle migliaia di desaparecidos del Venezuela. Non più per motivi politici, come accadeva fino a pochi mesi fa, ma per colpa di quei due maledetti terremoti che hanno fatto venire giù tutto. Online si moltiplicano le foto e le liste di chi cerca i

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