
di Gianni Favero
L’iniziativa di Maeg, nel Trevigiano. E in Polesine la Regione stanzia 1,65 milioni per 50 posti letto per gli stagionali
Le formule sperimentate in più di 30 anni sono state tante ma, alla fine, l’unica veramente valida per creare una soluzione abitativa seria e dignitosa per i propri lavoratori stranieri è costruire per loro piccole case singole. Ne sono convinti alla Maeg, gruppo di Vazzola (Treviso) delle grandi strutture in acciaio firmate sotto forma di ponti, viadotti, stadi e stazioni in più continenti, società che ha avviato la realizzazione di unità residenziali per 50 dipendenti accanto ai suoi stabilimenti. Cioè oltre che nella sede centrale, anche a Cimavilla di Codognè (Treviso), a Budoia e Maron di Brugnera, nel vicino Pordenonese. È un pacchetto che si aggiunge agli immobili per 119 uomini, già funzionanti da tempo, e ai quali se ne aggiungerà presto un’altra trentina perché, spiega il fondatore di Maeg, Alfeo Ortolan, «è prudente avere qualche riserva: non si può lavorare sempre in uno stato di tensione e avere costantemente il problema di dove far vivere i collaboratori che vengono dall’estero». I quali, fatti i conti, oggi sono 170 ma, nel senso di etnia,




