Le conseguenze della situazione internazionale sull’attività di gestione del parco
Prima del comento ai risultati del sondaggio condotto fra i fleet manager presenti, Alessandro Fontana ha inquadrato le dinamiche del mercato dell’auto nella situazione geopolitica internazionale, sottolineando che se il conflitto nel Golfo finisse in tempi rapidi, le conseguenze sull’economia – a cominciare dai prezzi dell’energia – rimarrebbero tutto sommato gestibili.
Al quesito sulla difficoltà di difendere le proprie scelte di car policy, i professionisti presenti hanno indicato come principali preoccupazioni l’aumento dei canoni e dei costi complessivi di gestione (38,5%) e l’impatto del nuovo regime di fringe benefit sull’accettazione dell’auto da parte dei dipendenti (35.9%). Quanto alle scelte più realistiche per tenere sotto controllo il Tco della flotta, l’inserimento di nuovi brand, inclusi quelli cinesi, è stata la più votata (37,9%; e il 47,6% ha già fatto questa scelta), davanti a una revisione radicale della car list che distingua meglio l’uso professionale, il benefit e la mobilità privata (27,6%). Terzo quesito, quale variabile geopolitica o energetica si ritiene più critica nei prossimi tre anni, al quale ben il 45,5% ha risposto indicando la volatilità del prezzo dei carburanti, e il 36% la difficoltà di costruire una car policy coerente fra diesel,




