
Ai tempi della Fiom, quando il “fenomeno” Landini stava emettendo i suoi primi, ma già rumorosi vagiti, chi non lo amava era solito chiedere: «Ma uno che passa più tempo a sbraitare nei talk show che davanti alle fabbriche a perorare le cause dei lavoratori, può fare il sindacalista?».
Oggi, a una quindicina d’anni di distanza, la risposta a quella domanda è abbastanza chiara: può farlo sulla carta, senza esserlo nella sostanza. Non lo dice la retorica politica di una parte, ma lo evidenziano i fatti e una plateale rivincita che si sta prendendo la storia: a furia di sentirlo e risentirlo fare sempre le stesse prediche, prendere di mira sempre i medesimi nemici e glissare invece su errori e contraddizioni dei soliti amici, chi prima gli dava fiducia ha iniziato a togliergliela e chi era convinto che anche le sue esagerazioni nascondessero del “buono” ha scoperto che si trattava solo di un grande bluff.
Il tramonto del presenzialismo e la mutazione genetica della Cgil
Una sorta di consunzione da presenzialismo nei salotti. Tant’è che a pochi mesi dalla scadenza del suo secondo mandato (l’avventura in Cgil è iniziata a gennaio 2019) si può dire senza timore di smentita che




