
Nelle gare lunghe il rischio non è solo la disidratazione. Vediamo come riconoscere l’iponatriemia da sforzo, gestire il sodio e regolare i liquidi con criterio
Laerte Salvini
6 settembre – 15:11 – MILANO
Ciò che può sembrare più innocuo, come una rinfrescante e lunga bevuta nel mezzo di un allenamento, a volte può nascondere, con proporzioni inadeguate, problemi molto gravi. Non tanto per l’acqua e in sè, ma per il suo rapporto con il sale e il modo in cui i due lavorano insieme.
che cos’è l’iponatremia—
L’iponatriemia associata all’esercizio è una condizione in cui la concentrazione di sodio nel sangue scende sotto i 135 mEq per litro. È una forma da diluizione, il che significa che il problema non nasce quasi mai da un sale che manca, ma da un’acqua che avanza. Si manifesta durante gli sforzi prolungati e nelle ore successive, e la letteratura ne descrive la comparsa soprattutto nelle prove che superano le quattro ore. Il documento di consenso internazionale sul tema chiarisce l’aspetto centrale: la sodiemia finale dipende dal volume di liquidi introdotto più che dal sodio assunto, e bere oltre lo stimolo della




