
di Irene Soave
Negli ultimi anni le temperature estive superano sempre più spesso i 46 gradi. E gli andalusi, socievolissimi, si chiudono in casa. Un progetto europeo basato su tecniche persiane fa diminuire la temperatura di una piazza anche di 10 gradi
DALLA NOSTRA INVIATA
SIVIGLIA – L’inverno a Siviglia è un esercizio di gaslighting collettivo: i sivigliani incappottati si salutano mimando i brividi e esclamando el puto frio! mentre i turisti inglesi cenano all’aperto. Il puto frio, in effetti, sono 14 gradi.
Più insopportabili sono diventate le estati. Siviglia, punta Sud di un Nord globale sempre più accaldato, ricorre a rimedi antichi per affrontarle — i toldos cioè tende bianche sulle strade del centro, affissi già a marzo; l’ombra degli aranci nelle piazze, i ventagli, gli orari arabi dei negozi. Ma soprattutto a rimedi contemporanei, a cui il resto d’Europa guarda come a un laboratorio. Ci siamo stati per capire come funzionano, e se davvero permettono alla città di mantenere la sua cultura, la sua socialità, le sue tradizioni.
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«A quaranta gradi ci siamo nati, figurati», racconta il cronista di radio Canal Sur Javier Moreno. «La temperatura della mia macchina a volte segna 50.




