In un futuro non molto lontano, gli astronauti impegnati in missioni spaziali di lunga durata potranno contare su uno strumento in più, per le loro diagnosi in emergenza.
Per la prima volta è stata infatti eseguita una radiografia in orbita, nel corso di una missione spaziale privata, e i risultati sono perfettamente attendibili, secondo una valutazione di radiologi esperti.
L’importante risultato conseguito nell’aprile 2025 è stato descritto soltanto ora su una rivista scientifica, nella fattispecie su Radiology, una pubblicazione della Società Radiologica del Nord America.
Radiografie acquisite prima, durante e dopo il lancio della missione spaziale Fram2, usando lo stesso protocollo. © Credit: Radiological Society of North America (RSNA)
Radiografie nello Spazio: perché abbiamo aspettato finora?
Negli ultimi 40 anni, lo strumento diagnostico più affidabile da utilizzare nelle missioni spaziali è stata l’ecografia: gli astronauti la usano per il monitoraggio abituale degli organi, come il cuore, in microgravità, ma anche per la gestione di emergenze mediche, come la diagnosi di trombosi o lesioni.
Questo tipo di esame però richiede una formazione specifica o un coordinamento da remoto




