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La pagella del Mereghetti: «La Venere elettrica» tra amori e inganni. La qualità francese batte i grandi nomi (voto 7+)

di Paolo Mereghetti

Diretta dal francese Pierre Salvatori, la commedia che ha aperto Cannes 79 possiede una leggerezza che fa pensare a nobili maestri come Leisen, La Cava, Lubitsch

Accolto con qualche mormorio il titolo che doveva aprire Cannes, La Vénus électrique (La Venere elettrica) di Pierre Salvatori si è rivelato invece una scelta azzeccata e non solo per le qualità del film (che pure non sono da sottovalutare) ma per il messaggio «politico» che il direttore Frémaux ha voluto affidare al mondo del cinema difendendo la altrove bistrattata «qualità francese», quell’insieme di caratteristiche – originalità del soggetto, recitazione inappuntabile, production values – che hanno fatto la forza di un cinema che si preoccupa anche delle aspettative del pubblico e non solo del proprio ego autoriale.

VENERE ELETTRICA

Così, aprendo un festival che giocoforza deve puntare sui «grandi nomi», è come se Frémaux volesse ricordare che esiste anche un altro cinema, altrettanto interessante e degno d’attenzione, anche se non ancora inciso sulle sacre tavole della cinefilia.

Una sua riconoscibilità, comunque, Pierre Salvatori ce l’ha, grazie a una serie di commedie dall’aria malinconica, dove i personaggi fanno i conti con la solitudine e un’inaspettata

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