
Le provocazioni dell’internazionale sovranista e il rischio di uno sguardo rivolto verso il passato: ma la cultura europeista non può essere dimenticata
Prima gli italiani. Anzi, no, prima i tedeschi. Prima i sudtirolesi. Come la mettiamo, quando l’internazionale dei sovranisti incappa nel passato che sta dietro l’angolo, in Europa? A fine agosto, al congresso di Magdeburgo di «Generation Deutschland», l’organizzazione giovanile dell’AfD, la portavoce giovanile della Süd-Tiroler Freiheit ha chiesto apertamente la secessione del Südtirol dall’Italia. L’AfD tedesca è il partito «sovranista», cioè che come i suoi omologhi italiani incorre nei favori dell’amministrazione Trump quando dice di schierarsi con chi difende gli interessi «nazionali» contro l’Europa «dei burocrati». Il 23 settembre l’AfD ci ha riprovato: ha organizzato una conferenza nientemeno che al Bundestag, sugli ottant’anni dell’Accordo di Parigi (il De Gasperi-Gruber, che regolò le relazioni tra Italia e Austria). L’oratore italiano invitato era sudtirolese, Otto Mahlknecht, vicepresidente dei Freiheitlichen, partito che fa parte della giunta provinciale di Kompatscher. La locandina del convegno mostrava ambiguamente la regione Trentino-Südtirol come uno Stato apparentemente indipendente. Kompatscher ha chiesto subito spiegazioni a Mahlknecht, che non si è risparmiato foto ricordo con i relatori della destra tedesca. No, non siamo sul ciglio di una secessione dell’Alto




