
di Andrea Laffranchi, nostro inviato a Vienna
Il sistema di voto e il reportage del New York Times
VIENNA – Il grande balzo non è riuscito. All’Eurovision Song Contest, Israele si è fermato davanti al «Bangaranga» bulgaro. Dara ha vinto sia nelle giurie nazionali che nel televoto. Si è fermata al secondo posto la rimonta di Noam Bettan che partiva dall’ottavo posto delle giurie di esperti e si è piazzato terzo negli sms: 343 punti in totale, 123 dalle giurie e 220 dal pubblico, contro i 204 e 312 della Bulgaria.
A partire dall’anno delle manovre militari a Gaza, la presenza di Israele è diventato elemento divisivo all’interno di EBU, l’ente che riunisce le tv pubbliche del continente e che organizza ESC. Sabato sera all’annuncio dell’exploit nel televoto di Israele sono partiti boati e fischi in un’edizione che ha visto anche il boicottaggio di cinque nazioni: Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia hanno deciso di non partecipare al concorso azzoppando lo slogan della manifestazione: «United by music», uniti dalla musica. L’EBU ha dovuto lavorare per evitare che i comportamenti di Israele, non quelli geopolitici e militari, ma le manovre per influenzare il risultato della gara non




