Roberto Vecchioni, tra ironia e fragilità, racconta il malore che lo ha colpito quattro mesi fa in un’intervista a Massimo Gramellini nella trasmissione «In altre parole» su La7. Il cantautore affronta l’episodio con la sua saggezza lieve: «Ho chiesto all’infermiera se ero morto, mi ha risposto tutti dobbiamo morire», dice, stemperando la paura con una battuta che è insieme filosofia e difesa.
Vecchioni ha ammesso il disagio di sentirsi improvvisamente debole, incapace di parlare e camminare come prima. Ha descritto la quotidianità attuale come una vita quasi monacale, scandita da zero vizi e dalle medicine necessarie per il recupero. La confessione ha offerto al pubblico uno spaccato umano del cantautore, lontano dall’immagine pubblica, e ha rivelato la fatica del ritorno alla normalità dopo un evento che ha messo a confronto con la propria mortalità.
Parallelamente alla sua ripresa, è uscita la raccolta «Scrivere il cielo». Poesie al contrario, che sembra dialogare con questo momento di riflessione e lentezza: versi che confermano la cifra intellettuale e sentimentale di un artista che trasforma anche la fragilità in parola.
17 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA




