L’enoturismo italiano ha alle spalle vent’anni di normativa, strade del vino, cantine aperte e certificazioni. Il turismo in distilleria ha una storia molto più corta e, per gran parte, ancora da scrivere. Eppure il patrimonio c’è: alambicchi centenari, musei d’impresa con materiali che la Scozia – dove si investe da decenni – raramente riesce a raccogliere, liquorifici con storie profonde, paesaggi e borghi che nessuna distilleria del nord Europa può replicare. Il problema non è l’offerta potenziale, ma piuttosto il fatto che un sistema non esista ancora – come sottolinea Davide Terziotti coordinatore del progetto Distillo, nell’intervista a Italia a Tavola.
È da questa consapevolezza che nasce il convegno “Turismo in distilleria e nei liquorifici: sfide e opportunità dell’accoglienza“, in programma il 28 aprile (ore 14.30) alle Cantine Astoria di Refrontolo (Tv). Sul palco, oltre a presentare i dati di mercato, siedono le istituzioni – Istituto di tutela Grappa del Trentino, Assodistil, Consorzio tutela Grappa del Piemonte e Grappa di Barolo, Consorzio nazionale Grappa – e sette distillerie che hanno già scelto di aprire al pubblico: Antica Distilleria di Altavilla, Berta, Brunello, Marzadro, Mazzetti d’Altavilla, Nardini, Pilzer. A chiudere i lavori, la presentazione di una certificazione di qualità per l’ospitalità




