
Lo studio pubblicato su Current Biology mostra come la dispersione delle larve attraverso le correnti oceaniche crei legami genetici vitali tra popolazioni distanti e rafforzi la risposta ai cambiamenti climatici
Dalla Grande Barriera Corallina australiana agli atolli del Mar dei Coralli, fino alla Nuova Caledonia del Pacifico: le barriere coralline che popolano queste zone molto distanti tra loro sono tutte imparentate. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Current Biology, guidato dalla Southern Cross University australiana e dalla Sorbona di Parigi, i coralli neonati viaggiano trasportati dalle correnti anche per 100 chilometri, prima di costruirsi una «nuova casa». Per giungere a questo risultato, i ricercatori guidati da Hugo Denis hanno prelevato i campioni di oltre 1.000 coralli in 29 siti diversi. In particolare, sono state osservate le popolazioni del corallo Acropora spathulata: grazie a questo «viaggio», popolazioni separate da migliaia di chilometri riescono a scambiarsi occasionalmente geni e varianti, che possono aiutare i coralli a adattarsi a condizioni ambientali diverse. «La diversità genetica è il carburante dell’adattamento, come una cassetta degli attrezzi condivisa: maggiore è la varietà di strumenti, meglio si possono costruire cose nuove, risolvere problemi e rispondere alle condizioni mutevoli», spiega Denis, sottolineando come la dispersione aiuti le popolazioni a riprendersi dopo perturbazioni come ondate di calore




