Tornare alla formazione originale non è un puro atto simbolico o formale. È una questione di qualità, per dirla alla maniera di un’altra band dai destini contigui. La formazione originale: Piero Pelù al carisma, Ghigo Renzulli all’energia, Antonio Aiazzi alle atmosfere, Gianni Maroccolo alla perfezione stilistica. Andrebbe forse scritta così, invece dei classici «voce, chitarra, tastiere e basso» perché c’è un’alchimia, all’interno dei Litfiba, che va oltre la distinzione dei ruoli e degli strumenti: è un processo di amalgama di qualità umane, di anime, di vite, stili, mood, che è il vero segreto di una band che da oltre 40 anni non è stata ancora scalzata da nessuno nel cuore di molti appassionati. Tornare ai Litfiba originali e farlo per i 40 anni del loro album più importante, quel 17 Re a cui mancava solo 17 Re la canzone – e ora c’è, la missione è compiuta – e tornare alle Cascine di Firenze, di fronte a quasi 7 mila persone, è qualcosa che vale più di una semplice non-nostalgica reunion.
Due simboli della controcultura di un tempo in cui ci brillavano gli occhi di gioia e di speranza, 17 Re e il Parco delle Cascine,




