
Il TrentoDoc Festival torna con tutte le sue proposte tradizionali. E mille spunti per leggere meglio (e con ottimismo) un periodo affollato di luci e ombre
«La fermentazione eccita e riempie di ottimismo e desiderio». Leggete il Lawewnce Osborne di Santi e bevitori per ritrovare il senso del vino attraverso i suoi viaggi nei Paesi della sobrietà. Tra le bottiglie montane con un’aura di bruma e malinconia e quelle marine intrise di torrido splendore pagano. Un viaggio nel mito dionisiaco di una sostanza che ferve, ribolle e si trasforma. Le parole chiave sono due. Ottimismo. Desiderio. Ha senso ricordare questo aspetto del vino come stimolo alla gioia di vivere mentre si sta per aprire la quinta edizione del Trentodoc Festival. Le bollicine di montagna (felice definizione del Metodo classico prodotto dalle cantine della provincia di Trento) sono un’isola che emerge dal mare di timori del settore. Tra guerre, dazi, inflazioni e salutismi, il Vigneto Italia sta vivendo mesi difficili. In alcuni casi si è fermata la crescita dell’export per intere denominazioni, in altri arrancano le vendite nei ristoranti della penisola. C’è un vorticoso aumento di cantine offerte in vendita, perché non sono in grado di sostenere una crisi che si




