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Il paradosso italiano: siamo il Paese più vecchio d’Europa, ma penultimi per vita lavorativa con solo 33 anni

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Solo la Romania fa peggio di noi. Pesano la bassa occupazione femminile e l’ingresso tardivo dei giovani. Mentre cresce il peso delle pensioni

L’Italia è il Paese più vecchio d’Europa, ma è anche uno di quelli nei quali si trascorrono meno anni nel mercato del lavoro. Appena 33, contro una media europea di 37,5: quattro anni e mezzo di differenza che diventano undici se il confronto si fa con i Paesi Bassi, dove la durata attesa della vita lavorativa arriva a 44 anni. Peggio dell’Italia, nell’Unione europea, fa soltanto la Romania, con 32,7 anni.

È il paradosso che emerge dai dati Eurostat relativi al 2025, analizzati dalla Cna, e assume un significato particolare proprio mentre l’Italia discute di pensioni, età di uscita dal lavoro e sostenibilità della previdenza. Perché dietro quei 33 anni si nasconde un problema diverso: non soltanto quanto tardi si smette di lavorare, ma quanto poco il sistema riesca a utilizzare il lavoro disponibile lungo l’intero arco della vita.

Prima, però, è necessaria una precisazione. La «durata attesa della vita lavorativa» non indica quanti anni di contributi versa mediamente un italiano e neppure l’età alla quale va in

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