
di Andrea Nicastro
Peggiora il bilancio: oltre 620 morti, si cercano 2.400 persone. Le autorità vogliono evitare gli errori del 2015
Mercoledì sera i dispersi dell’alluvione tra Tibet e Nepal erano 600, giovedì 1.300, ieri 2.400 quando finalmente al conto sono stati aggiunti gli abitanti dei villaggi cancellati dal fango. I morti recuperati seguono la stessa drammatica progressione: 100, 400, 584, 626. Le speranze di trovare qualcuno vivo sotto i detriti bagnati e compatti come cemento sono pari a zero. Però ci sono ancora molte vite per cui lavorare e un’infinità di cadaveri da recuperare. Tre sono emersi dal fiume ormai in territorio indiano, a centinaia di chilometri di distanza.
Circa 90 operai sono bloccati in una centrale idroelettrica in costruzione. Altri che lavoravano a un elettrodotto sono stati individuati. Decine di escursionisti dati per dispersi potrebbero essere ancora sui sentieri himalayani senza essersi accorti di nulla. Altri potrebbero aver scalato il pendio all’arrivo dell’onda assassina. Ci sono riusciti alcuni italiani già recuperati e 96 indiani sul lato cinese. Pare siano passati in Nepal e aspettino soccorsi. Non è escluso che molti, stranieri o locali, siano in attesa di essere contattati. Ancora ieri, sono stati tratti in




