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Il cognome non basta

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La Rubrica – La Linfa, Storie di imprese familiari

C’è un momento, in ogni impresa di famiglia, in cui qualcuno intorno al tavolo si accorge che il fondatore non tornerà più. Non perché sia morto (a volte è ancora lì, capotavola, con la cravatta di sempre e la voce che non ammette repliche), ma perché il mondo fuori da quella sala riunioni è già andato avanti di vent’anni. E lui, o lei, è rimasto fermo al 1987, all’anno in cui tutto andava bene, in cui il prodotto si vendeva da solo e il mercato era una strada larga e in discesa.

Quel momento è il più pericoloso nella vita di un’impresa familiare. Più pericoloso di una crisi finanziaria, più pericoloso di un concorrente straniero che arriva con i prezzi bassi. Perché è un pericolo invisibile, rivestito di affetto, di rispetto, di quella cosa che in italiano chiamiamo riconoscenza e che a volte è solo un altro nome per la paura di dire la verità.

L’Italia è il paese delle imprese familiari. Non è uno slogan, è un dato: oltre il sessanta per cento delle aziende italiane con più di cinquanta dipendenti ha ancora un fondatore o un suo discendente al timone.

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