«Nel 2026, con tecnologie e attrezzature capaci di limitare il calore prodotto da forni, fornelli e friggitrici, non è accettabile che lavorare nella cucina di un ristorante possa mettere a rischio la vita». Così Giuseppe Ferraro, responsabile del Dipartimento Lavoro della Fic (Federazione italiana cuochi), ha commentato la morte dello chef Marco Barsi, colpito da un malore al termine del turno in uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi. Tra le ipotesi c’è quella di un colpo di calore, anche se saranno gli accertamenti a stabilire le cause del decesso. Un caso di cronaca nera che riaccende inevitabilmente il tema delle condizioni di lavoro nelle cucine e sul quale Italia a Tavola ha raccolto, oltre alla voce di Ferraro, anche i pareri di Giorgio Calabrese, Giorgio Donegani e Alessandro Klun, intervenuti rispettivamente sugli effetti del caldo sull’organismo, sulle soluzioni legate a impianti e attrezzature e sugli obblighi previsti dalla normativa.
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Il malore dopo il turno in cucina
Come scritto poc’anzi, saranno gli accertamenti a chiarire se le temperature abbiano avuto un ruolo nella morte di Marco Barsi. Lo chef aveva 50 anni, viveva a Strettoia, in provincia di Lucca, ed era tornato in Toscana




