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Vino al ristorante: fino a che punto il ricarico può essere considerato giusto?

Una questione basilare, a mio modo di vedere, nella valutazione di un ristorante riguarda i ricarichi praticati sui vini. In alcuni casi si arriva al 200, 300, 400% e anche oltre, percentuali che considero assurde soprattutto quando riguardano bottiglie acquistate a prezzi bassi. Il cliente, mediamente dotato di buon senso, fatica ad accettare che su una singola bottiglia possa guadagnare molto di più il ristorante rispetto al produttore, che con fatica e duro lavoro ha coltivato la vite, vinificato l’uva e, in alcuni casi, affinato per anni il proprio vino. A volte si ha quasi l’impressione che il ricarico serva a compensare l’incapacità del ristoratore di ottenere un adeguato guadagno dalla propria produzione di cibo.

Quando il vino diventa anche una scelta di competitività

Naturalmente esistono anche moltissimi ristoratori onesti e, soprattutto, intelligenti, che evitano ricarichi folli e preferiscono proporre il vino a prezzi contenuti e ragionevoli. Tendo sempre a ricordare un episodio del 2016, quando mi recai al ristorante La Perla di Naso, in provincia di Messina. Lì il ricarico sui vini era pari a zero. La titolare, insieme al marito, mi spiegò la ragione di questa scelta: in questo modo riusciva a differenziare in maniera più competitiva l’offerta del ristorante,

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