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Il brusco risveglio del sindaco Mamdani a New York

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Contestato come «traditore» dai ProPal, accusato di essere «complice» dell’Ice dalla sua base di sinistra, bersagliato sul fronte opposto dai leader ebraici. I sondaggi lo premiano ancora, ma sul carovita il bilancio del sindaco socialista di New York dopo dieci mesi di governo è più magro delle promesse.

Alla veglia per il terzo anniversario del 7 ottobre, il sindaco è rimasto impassibile mentre un gruppo di manifestanti pro-palestinesi lo copriva di fischi. Ventiquattr’ore dopo, mentre riferiva ai giornalisti su una sparatoria avvenuta durante un’operazione dell’Ice, la polizia federale anti-immigrazione, nel nord di Manhattan, altri contestatori scandivano: «Mamdani è complice». Zohran Mamdani, 34 anni, primo sindaco musulmano e primo socialista dichiarato alla guida del governo locale nella storia di New York, ha scoperto in una sola settimana una lezione che i rivoluzionari arrivati al potere imparano sempre in fretta: il fuoco amico brucia più di quello nemico.

Mamdani ha cominciato a perdere la presa sulla sinistra. Un veterano democratico, l’ex senatore statale David Carlucci, riassume: il passaggio da attivista a capo di un esecutivo è una delle prove più dure della politica. Il copresidente della sezione newyorkese dei Democratic Socialists of America, Gustavo Gordillo, ammette una certa «irrequietezza» nella

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