di Federico Fubini
I leader tecnologici negli ultimi giorni si sono trovati d’accordo nel chiedere di procedere a un passo più lento nello sviluppo delle loro stesse creature
Questo articolo è apparso in origine nella newsletter «Whatever it itakes» del Corriere della Sera, a cura di Federico Fubini. Per iscriversi, cliccare qui.
Pensate alle feste sfarzose e interminabili del Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald negli anni ’20 del Novecento. Pensate alla relativa austerità delle classi dirigenti americane degli anni ’50 quando, secondo un’inchiesta dell’epoca di Fortune, la dimensione media dell’appartamento di un CEO di una grande impresa era di sette vani e mezzo. Pensate infine alle feste, di nuovo sfarzose e interminabili, grazie alle quali Jeffrey Epstein riuniva nella sua isola vari settori delle élite americane.
Pensate a tutto questo – il pendolo dall’eccesso, al senso del limite, all’eccesso – e capirete perché adesso improvvisamente i grandi capitani dell’intelligenza artificiale (AI) sembrano colti da paure per la potenza di ciò che stanno creando. Perché chiedono di rallentare.
Questi leader tecnologici non si limitano a competere fra loro; molto spesso si odiano intensamente, al punto che a volte rifiutano di stringersi la mano (come nella foto sotto presa sei




