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I fischi, il dito medio, la scorta per andare allo stadio: perché i romanisti ce l’hanno con Chivu

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La storia tra l’allenatore nerazzurro e i giallorossi, la sua prima squadra italiana, è stata controversa. Nel 2007 lasciò tra i fischi e gli servì uno psicologo per superare il momento, tre anni dopo si sfogò coi suoi vecchi tifosi mandandoli a quel paese (e chiese scusa)

Ogni volta in cui si parla di bruschi divorzi spuntano fuori Ettore Scola e il suo noto film: “C’eravamo tanto amati”. Chivu e la Roma si sono tenuti per mano per diverso tempo e poi si sono salutati senza guardarsi indietro. Se Cristian ha vinto il Triplete lo deve anche ai quattro anni romani vissuti con Capello e Spalletti. Tuttavia, come accade spesso con le persone a cui hai voluto bene, i romanisti non gli hanno mai perdonato le modalità d’uscita del 2007, quando salutò la Capitale per andarsene all’Inter. I giallorossi l’avevano ricoperto di insulti durante la presentazione allo Stadio Flaminio. Chivu aveva 27 anni, scese in campo in silenzio e si sentì chiamare “zingaro”, “bastardo”, e “infame”, ma si allenò come se nulla fosse

i fischi e lo psicologo—  

Il pomo della discordia fu una dichiarazione su Fabio Capello rilasciata anni prima. Novembre 2005, post-partita di Roma-Strasburgo 1-1, seconda giornata

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