
Distributori senza benzina, aeroporti a secco di cherosene, voli più cari e bollette alle stelle. La guerra in Iran ha mostrato tutta la fragilità del nostro sistema energetico. E, a chi li ha vissuti, ha fatto riemergere alle memoria i duri mesi dell’austerity a cavallo tra il 1973 e il 1974, con le domeniche a piedi e le autostrade deserte. Ora si spera che, con l’avvicinarsi delle elezioni di novembre, Donald Trump cerchi di trovare un accordo stabile con Teheran, dopo la tregua di due settimane dello scorso mercoledì.
Ma le conseguenze del conflitto si faranno sentire per un bel po’ sull’economia mondiale. Il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, ha parlato di una scossa duratura. Uno choc che si trascina dietro una serie di rincari, dalla bolletta del gas ai prezzi degli alimentari fino al costo del denaro, gonfiato dall’aumento dell’inflazione. Per una famiglia-tipo italiana, il blocco delle rotte del petrolio, sempre sotto minaccia dell’Iran e degli Houthi nello Yemen, può costare più di 700 euro all’anno, e comportare il ridimensionamento di viaggi e vacanze. Del resto la guerra in Iran attraversa il cuore dei flussi energetici globali: lo Stretto di Hormuz da cui passa tra il 10 e il




