
di Simone Canettieri
Il ministro mostra i documenti a Mantovano. Poi lei decide di rispondere sulla vicenda
Palazzo Chigi rivede il«film» della grazia a Nicole Minetti in due atti. Prima c’è la parte «tecnica» — cioè i documenti — poi tocca alla comunicazione. Giorgia Meloni vuole sottolineare che il Guardasigilli non ha responsabilità, dunque il governo è estraneo alla bufera, le indagini che hanno portato all’istanza di grazia sono state svolte e certificate dalla Procura generale di Milano, l’atto di clemenza è stato firmato dal capo dello Stato, con il parere favorevole (di prassi) del ministro della Giustizia. E così dopo il faccia a faccia di un’ora — iniziato alle 13 — tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano, Giorgia Meloni scende in conferenza stampa a metà pomeriggio. Una sorpresa che rasenta la notizia.
La premier illustra il decreto Primo maggio, poi cede la parola alle ministre Elvira Calderone ed Eugenia Roccella, ma resta seduta per rispondere alle domande dei giornalisti. La presenza al tavolo di Mantovano — in qualità di segretario del Consiglio dei ministri — è un ulteriore indizio. Dà forza cioè alla voglia di chiarire in prima persona il




