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Giusi Bartolozzi: «Non sono una Zarina. Che errore non chiarire subito quella frase sul plotone. Almasri? Mai mentito ai pm»

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di Virginia Piccolillo

L’ex capo di Gabinetto alla Giustizia: «Con Nordio rapporto continuo, 4 anni indimenticabili»

Si è dimessa per le polemiche sull’accusa mossa ai pm: «Plotone di esecuzione». Ma la segnalano al ministero. Giusi Bartolozzi un fantasma si aggira per via Arenula o la «Zarina» è tornata?
«Non esistono Zarine nelle amministrazioni pubbliche. Solo responsabilità, definite dalla legge, che mi sono sempre assunta. Resto al ministero perché obbligata, in attesa che le autorità preposte completino l’iter procedurale».

Andrà a Londra come magistrato di collegamento?
«Non mi dispiacerebbe. Ma la mia unica richiesta, formalizzata il giorno stesso, è stata solo di rientrare in ruolo, come impone la legge».

La chiamano Zarina i molti funzionari scappati, se non cacciati, da lei. Perché?
«Ingressi e uscite le determina il ministro. C’era un modello lavorativo di attuazione della linea di politica giudiziaria da lui voluta. Il ministero non è una combriccola di amici. Non puoi permetterti personale non in linea o poco collaborativo. È una macchina potente che abbiamo spinto al massimo. Basti pensare alle assunzioni: quasi 2.000 magistrati, 7.000 agenti penitenziari, e 10.000 addetti all’ufficio del processo stabilizzati. Nessuno l’aveva mai fatto. E non sono risorse Pnrr, ma aggiuntive

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