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Giulia Bongiorno: «Se un uomo perseguita non bastano i divieti. Serve soltanto il carcere. Fare le valigie per difendersi è una resa dello Stato »

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di Virginia Piccolillo

L’avvocata e senatrice: «La legge Codice Rosso è salvavita, ma non sempre viene applicata bene. Ci sono ritardi, sottovalutazioni e misure blande»

Giulia Bongiorno, senatrice leghista, presidente della commissione Giustizia, e cofondatrice di Doppia Difesa: ancora una volta una donna che denuncia, inascoltata, è uccisa perché lo Stato non è riuscito a proteggerla.
«Una vicenda intollerabile. Per una donna è difficile denunciare un uomo con cui c’è, o c’è stato, un rapporto sentimentale: quando trova il coraggio di farlo dev’essere aiutata subito. Esiste una legge del 2019 a mia firma, il Codice Rosso, per dare priorità assoluta alle donne in pericolo».

Appunto, invece i femminicidi continuano. La legge Codice Rosso non funziona?
«È una legge salvavita, ma non sempre viene applicata bene. Il nome richiama il sistema in uso negli ospedali, dove si dà la precedenza ai casi più gravi e urgenti, contrassegnati appunto dal codice rosso. Come un infarto, una denuncia di violenza richiede un intervento immediato: la vittima dev’essere sentita entro tre giorni e bisogna valutare l’adozione delle misure cautelari. Se chi arriva in ambulanza non viene curato bene e subito, non è colpa dell’ambulanza».

Quindi, un problema c’è.
«Sì, ci sono ritardi, spesso

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