di Giuliana Ferraino
Il settore dell’auto è in difficoltà, difesa e tecnologie medicali crescono: il sindacato dei metalmeccanici propone premi salariali automatici legati alla redditività delle imprese e maggiore flessibilità per quelle in crisi
Un contratto unico per industrie che viaggiano a velocità opposte. Da una parte l’automobile e la componentistica, alle prese con margini sotto pressione e una difficile transizione produttiva. Dall’altra la difesa, le tecnologie medicali e altri comparti che continuano a registrare risultati migliori. È questa distanza, sempre più evidente nel cuore della manifattura tedesca, a spingere IG Metall, il più grande sindacato dei metalmeccanici in Europa, con due milioni di iscritti, verso una proposta che potrebbe modificare la logica della contrattazione: riconoscere aumenti supplementari ai dipendenti delle aziende più redditizie e concedere maggiore flessibilità alle imprese in difficoltà.
L’ipotesi, anticipata dalla Süddeutsche Zeitung, arriva in vista della trattativa autunnale per il contratto dell’industria metalmeccanica ed elettrica, che riguarda 3,8 milioni di lavoratori. A sostenerla sono Daniel Friedrich, responsabile di IG Metall per il distretto Küste, e Knut Giesler, dirigente del sindacato nella Renania Settentrionale-Vestfalia. «Abbiamo bisogno di un accordo contrattuale che sia equo per tutti», osserva Friedrich, sottolineando come case automobilistiche e fornitori




