
di Paola Di Caro e Adriana Logroscino
L’«uscente» sarà sottosegretario. E Marina vede Cirio
Passa da una serie di dichiarazioni anche molto dure, la resa di Paolo Barelli. Che ieri, dopo essere stato a Palazzo Chigi dove ha incontrato sicuramente Giovanbattista Fazzolari — ma forse anche Giorgia Meloni — e parlato del suo approdo al governo, ha annunciato le dimissioni da capogruppo di Forza Italia. Oggi alle 20 il gruppo eleggerà il suo successore: sarà Enrico Costa, come stabilito giorni fa nel vertice tra Antonio Tajani e i fratelli Berlusconi.
Il travaglio però è stato lungo e non privo di strascichi. È lo stesso Barelli, che gli amici descrivono «furibondo», a lasciarsi andare, all’uscita da Palazzo Chigi, a una serie di attacchi. «Normalmente i partiti si guidano dall’interno», è l’affondo diretto ai fratelli Berlusconi. Se la prende, poi, coi «padani» in generale, per quei riferimenti alla sua «troppa romanità quando noi romani abbiamo comandato il mondo», dice. «Come capogruppo sono stato indicato da Silvio Berlusconi», rivendica. E sul suo successore: «Costa è in FI perché ce l’ho portato io e l’ho fatto vicepresidente alla commissione Giustizia».
Parole che rivelano l’orgoglio ferito dopo giorni di stillicidio.




