
di Renato Franco
La cantautrice si raccontra tra amore, politica, Sanremo e i colleghi: «Canto De Andrée Fossati. I teatri sono pieni: c’è speranza. Di Vanoni ho amato l’ironia»
Folgorata sulla via di De André.
«L’ho sentito per la prima volta a 14 anni, nella linea d’ombra dell’adolescenza, a quell’età in cui non siamo più bambini, ma non siamo neanche adulti. Quella voce così autorevole che mi parlava di un’umanità fino ad allora sconosciuta — drogati, prostitute, diseredati — per me è stata un imprinting: sono rimasta folgorata».
L’impressione umana di De André?
«Mi ha sempre colpito il suo grande senso dell’umorismo. Un umorismo tagliente».
Si diceva non fosse facile.
«Io penso che si dica che una persona ha un carattere non facile semplicemente perché ha un carattere. Pino Daniele era spigoloso come lo è Francesco De Gregori. Ivano Fossati no. Ivano è un po’ più simile a me». Fiorella Mannoia attraversa la musica da più di 50 anni. Ora è in tour con «Fiorella canta Fabrizio e Ivano: Anime Salve» (l’album esce il 27 novembre). «È un concerto coraggioso, perché addentrarsi nel repertorio di De André e Fossati assomiglia a un viaggio dell’anima. I teatri pieni mi commuovono: se




