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Filippo Mannino, il sindaco di Lampedusa che ha accolto il Papa: «Gli scrissi una lettera dopo un sbarco con 23 morti. Il suo è un appello all’umanità»

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di Felice Cavallaro

Sabato il pontefice americano ha deciso di trascorrere il 4 luglio, festa dell’Indipendenza, sull’isola degli sbarchi

Che cosa resta a Lampedusa il giorno dopo la visita di papa Leone? «Un grande richiamo. Un messaggio che va ben oltre la zattera su cui viviamo accogliendo e soccorrendo chi ha bisogno», risponde il sindaco Filippo Mannino, eletto nel 2022 con lista civica, un tempo M5S. 

Un richiamo? 
«A chi governa l’Europa, ai potenti del mondo. Perché parole e gesti di chi amministra si riempiano di cuore. Perché siano più umani. Evidente che parlasse anche a Trump, invitando l’Europa a riscoprire le sue origini. Una stoccata a Trump. Un Papa americano ci dice: “Facciamo vedere, noi Europa, cosa possiamo fare sul fronte dei diritti”». 

Ma Lampedusa vestita a festa ha velato qualche problema, come si legge sui social? 
«Qui parlano i gesti di una comunità che da sempre accoglie, soccorre, convive con il dolore e la speranza di tante persone». 

Restano impresse le orribili immagini di un hotspot con tremila migranti…
 «Questo trovai la prima volta, quattro anni fa. Io e la prefetta di allora ci muovevamo fra materassi lerci e spazzatura spostando con i piedi quell’umanità accalcata.

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