
Pogacar premia il compagno Del Toro lasciandogli vincere la tappa e garantendosi fedeltà quando arriveranno le giornate chiave. Ma anche Vingegaard, mai così in forma, non può prescindere dai suoi gregari…
Quando parlano di Del Toro come di un nuovo Pogacar, solo allora Tadej storce il naso. “Isaac è Isaac”. Ma è sempre più difficile non cedere alla tentazione di fare paragoni. Soprattutto quando i due arrivano insieme, e il Cannibale dei giorni nostri si allarga per proteggere l’arrivo del suo giovane amico e lascia al messicano il privilegio del primo successo al Tour de France. Commozione, lacrime, Pogi che prende in braccio Isaac (non pesa molto, non temete), e loro due che ridono, piangono, urlano. Fanno quello che vogliono, in corsa e dopo il traguardo. Gli ultimi venti chilometri sembravano un videogioco, con la coppia della UAE nei panni dei nerd che sanno fare tutto. “Ecco, amico, questa è per te”. “Oh, capitano, mio capitano”. Ve lo immaginate adesso Del Toro che tira indietro la gamba? Non lo avrebbe fatto comunque, ma d’ora in poi abbiamo la certezza che darà l’anima per Pogacar. E infatti.




