
di Natalia Distefano
Per la prima volta Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto si raccontano davanti la telecamera. «La nostr rivoluzione? «Tutti commentano la tv sul divano di casa ma nessuno aveva mai pensato di farne un format»
Per quarant’anni hanno fatto ridere gli italiani restando nascosti dietro lo schermo. Facendo dell’invisibilità un marchio di fabbrica. Tre voci, nessun volto e un talento: trovare il comico dove nessuno lo cerca. Nei fuori onda, nelle papere dei calciatori, nelle folli imprese dei concorrenti di show stranieri, nei paradossi di una tv che si prende terribilmente sul serio.
Veltroni e la Gialappa’s Band
Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto — la Gialappa’s Band — sono state a lungo le celebrità più anonime d’Italia: «In giro, ancora oggi, pochi ci riconoscono», raccontano nel documentario di Walter Veltroni, l’unico riuscito nell’impresa di portarli davanti la telecamera e raccontarli ne «L’assurda storia della Gialappa’s Band», di cui è regista, presentato ieri alla Festa del Cinema di Roma e in uscita nelle sale il 22 ottobre con Medusa. Un film che ribalta il gioco delle parti, con Veltroni nel ruolo di voce fuori campo — un perfetto «Gialappo» — che costruisce il




