
Dietro il primato biancoceleste si nasconde l’autenticità senza filtri di un tecnico che non cancella il dolore e di una squadra che cresce sullo stesso dualismo che agita il suo tecnico
È così denso di vita che parla di morte, è sempre lì, accanto, vita e morte (non vita o morte, non in reazione o resistenza ma legate dalla più comune fra le congiunzioni). Rino Gattuso è scolpito dalla sua natura e dalla sua biografia, arricchita delle vittorie massime per un calciatore (Scudetto, Champions, Mondiale) e consumata dal dolore più acuto: la morte “giovane” della sorella, che ricorda spesso, proponendo uno scambio al più sordo degli uditori: darei tutto quello che ho per un giorno in più con lei. Lui, Rino, è accompagnato da tre lustri dalla miastenia oculare, malattia autoimmune con varie conseguenze come lo sdoppiamento della vista: una patologia con cui si va avanti insieme, camminando in una strada più stretta, lenita dal cortisone quotidiano come una preghiera.




