
L’allenatore italiano: “La differenza e il motivo per cui siamo qui a festeggiare è che ogni singola parte di questo club è andato nella stessa direzione”
“Ora che ho questo pezzo di argenteria di fianco sembra che io sia alto 1.95 e che sia biondo. In realtà sono la stessa persona. E non credo di aver fatto un lavoro migliore dell’anno scorso. Anzi, probabilmente l’anno scorso ho fatto qualcosa di più e meglio di quest’anno. La differenza e il motivo per cui siamo qui a festeggiare è che ogni singola parte di questo club è andato nella stessa direzione”. Francesco Farioli sorride di fianco al trofeo di campione del Portogallo. Non sembra cambiato: capelli e barba curati in modo maniacale, la trasparenza degli occhi cerulei che celano la profondità del pensiero. Sul gioco, il rapporto con il club e la gente di Porto, i sogni e la voglia di spingere ancora. “Ai giocatori l’ho già detto: quando ci ritroveremo il 1° luglio, chi non ha la stessa voglia può anche cercarsi un’alternativa”.
È qui la festa—
Esigente sempre, il 37enne allenatore del Porto dà una dimostrazione plastica di ciò che intende, anche nella oceanica chiacchierata con i media di tutta




