di Stefania Ulivi, inviata a Cannes
Il Novecento tragico tra vicende private e biografie sbarca sulla Croisette
Dalla nostra inviata
CANNES Soldati giovanissimi mandati al fronte durante la prima guerra mondiale, ignari di ciò che li aspetta. Eroi della Resistenza francese torturati dai nazisti. La vita sotto il regime di Vichy tra collaborazionisti e tentativi di salvare 108 bambini ebrei dalla deportazione. Charles De Gaulle nel 1940. La Germania in macerie del 1949, agli albori della guerra fredda. I compagni di battaglia di Che Guevara, sopravvissuti al loro comandante E, ancora, l’ombra della guerra civile spagnola.
A giudicare da quanto rimbalza dalle diverse sezioni di Cannes 79, il cinema si sta impegnando come non mai a fare i conti con la Storia. È il Novecento e il suo carico, tragico, di passioni e ferite a sollecitare maggiormente autori e registi.
A volte partendo da ricordi familiari, come in Notre salut di Emmanuel Marre. Il titolo arriva da un libro scritto dal suo bisnonno, funzionario del governo di Vicky: se lo autopubblicò con Fernand Sorlot, l’editore del Mein Kampf. Il film è nato da alcune lettere tra il bisnonno e la bisnonna risalenti al periodo bellico.
L’intento




