La Via Emilia non è semplicemente una strada romana, è l’asse culturale e geologico lungo il quale si sviluppa una delle biodiversità enologiche più affascinanti d’Italia. Mappare questa regione significa comprendere che Emilia e Romagna sono due mondi speculari, uniti dalla stessa attitudine alla tavola, ma profondamente divisi da suoli, vitigni, consorzi e stili produttivi.
Dalle valli piacentine alle argille romagnole
Il profilo sensoriale e la struttura dei vini cambiano drasticamente spostandosi da ovest a est, e comprendere il terreno è il primo passo per saper raccontare poi il calice in sala. All’estremo confine occidentale, l’avamposto dei Colli Piacentini si caratterizza per vallate argilloso-calcaree fortemente influenzate dalla vicina enologia dell’Oltrepò pavese, capaci di donare ai rossi calore e ai bianchi un’importante spalla acida. Muovendosi verso il centro della regione, nell’Emilia Centrale, l’areale presidiato dal Consorzio Tutela Lambrusco unisce le province di Modena e Reggio Emilia in un mosaico di oltre 16.600 ettari vitati, di cui ben 10.000 sono dedicati esclusivamente al Lambrusco.
Le pianure modenesi, zona di produzione del Lambrusco




