
Da baby campione a gregario idolo dei giallorossi, l’evoluzione di un calciatore che quello che ha perso in smalto l’ha riguadagnato in amore
Stephan El Shaarawy ha vissuto mille vite. C’è stato un tempo, poco meno di vent’anni fa, in cui riempiva le pagine dei giornali italiani a suon di titoloni, etichette e record frantumati. È stato “Il Giovane Favoloso”. Quel ragazzino di Savona, lanciato dal Genoa e consacratosi al Milan. È sfrontato, silenzioso, ma già esuberante, con uno stile tutto suo. Dribbla, tira a giro, sa fare gol. Tratti distintivi: cresta e tatuaggi. Arrivato al Milan dichiara che la cresta non se la sarebbe tagliata nemmeno se glielo avesse chiesto Berlusconi. Fotografia del personaggio, chiara fin da ragazzo. I capelli, nel tempo, si sono evoluti con lui. La cresta è rimasta, pur cambiando nello stile e nell’acconciatura. Un po’ come Stephan, d’altronde. In rossonero, da ragazzo, pareva l’attaccante destinato a far entrare il calcio italiano nel futuro. Non lo sarà per varie ed eventuali: una montagna russa d’emozioni, bravate, dicerie, cadute e chi più ne ha più ne metta. Fino a Roma. La sua seconda casa. Lì, dove El Shaarawy è rinato e ha riscoperto se stesso. Quella che




