di Stefano Righi
In 25 mesi la cassaforte dei Del Vecchio si è apprezzata di quasi 7 miliardi. Unipol è la società cresciuta percentualmente di più. Di Unicredit e Intesa il maggior aumento di valore
Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, nella riunione di sabato 3 ottobre, alzando condizionatamente la componente cash della propria offerta di acquisto sui titoli Monte dei Paschi di Siena ha sostanzialmente posto fine a questa prima lunga mano di risiko bancario.
Non è dato sapere se sulle decisioni dei grandi azionisti di Mps abbia pesato di più l’aumento del 25 per cento dell’offerta liquida, da 1 a 1,25 euro per azione, o le condizioni ad essa collegate. Certo è che nelle ore immediatamente successive, prima Delfin, poi Caltagirone, Benetton e Crédit Agricole hanno pubblicamente aderito all’offerta, mettendo di fatto fuori gioco il complesso castello di possibilità alternative messo faticosamente assieme da Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps. Difficile pretendere di più. Dopo un paio di retromarce formali rispetto alle iniziali dichiarazioni successive al lancio dell’offerta, lo scorso 8 giugno, l’aver ottenuto, per gli azionisti di Mps, un incremento della componente cash dell’offerta era quanto si poteva ancora spuntare.




