
di Mary Tota
Il nome dell’ex governatore pugliese, escluso dalla corsa alle ultime Regionali e attuale consulente giuridico della commissione lavoro del Senato, è l’unico certo come capolista per la Camera. Scontata anche la ricandidatura di Boccia
Approvata la legge elettorale, in Puglia è partito un convulso ragionamento sulle candidature. Nebbia fitta in molti partiti, soprattutto in quelli dove le ambizioni sono più dei posti disponibili. Come nel Partito democratico. Si ragiona, si parla nei capannelli che si formano nei palazzi della politica, ma nessuno ha certezze. Tranne una: Michele Emiliano.
La prima pedina ad essere posizionata sullo scacchiere delle candidature porta il nome dell’ex presidente della Regione Puglia. Guai a immaginare il contrario dopo la travagliata e sofferta esclusione del suo nome dalla lista dei candidati al Consiglio regionale per volere del presidente in carica, Antonio Decaro. Una turbolenza (sebbene sia riduttivo definirla così) a cui ne è seguita un’altra per tentare di inquadrare Emiliano (magistrato in aspettativa finita con il cambio della guardia alla Regione), in un incarico che fosse, per il Csm, coerente con un nuovo collocamento in aspettativa o fuori ruolo. Mesi di difficili tentativi, tutti rigettati dal Csm, sino all’ultimo: un incarico




