
I vecchi piloti della Sarthe raccontavano che, nelle notti più buie, le spie verdi e rosse del cruscotto finivano quasi per confondersi con le stelle sopra la foresta. Era la Le Mans di un tempo, quando tra Tertre Rouge e Mulsanne il buio era così profondo da sembrare infinito e il rumore dei motori sembrava provenire da un altro mondo. Ma anche nel 2026, in fondo, è stata la stessa storia.
Osservando il risultato finale si potrebbe pensare a una vittoria limpida della Toyota GR010 Hybrid numero 7 di Mike Conway, Kamui Kobayashi e Nyck de Vries. In realtà, dietro i dieci secondi che separano la vettura giapponese dalla BMW numero 20, si nasconde una gara che nessuno ha davvero avuto sotto controllo. Nemmeno i vincitori.
“Fino alle ultime tre ore non sapevamo cosa sarebbe successo“, ha ammesso Conway nella conferenza stampa finale. Una frase che racconta probabilmente meglio di qualsiasi classifica la natura di questa 24 Ore.




