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Decreto autovelox: ecco perché ora fare ricorso potrebbe essere più facile

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Il decreto autovelox firmato il 9 giugno 2026 dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini (qui la notizia) riforma in modo organico il  che stabilisce requisiti univoci per tutti i dispositivi di controllo della velocità. L’obiettivo dichiarato è chiudere una stagione di incertezza normativa che ha visto scontrarsi per anni enti locali, tribunali e automobilisti. D’ora in poi ogni autovelox deve seguire un percorso tecnico-amministrativo blindato: dall’omologazione del modello alla taratura di ogni singolo esemplare, fino alle verifiche periodiche per assicurarsi che lo strumento non faccia errori. Non si tratta solo di burocrazia, ma di garantire che la misurazione della velocità sia tecnicamente ineccepibile.

APPROVAZIONE CONTRO OMOLOGAZIONE

Per anni abbiamo sentito parlare di multe annullate perché l’autovelox era solo “approvato” e non “omologato”. Molti comuni (supportati anche dello stesso ministero) ritenevano che i due termini fossero sinonimi, ma la Cassazione nel 2024 ha chiarito che non era così, in quanto l’omologazione è un procedimento più rigoroso che garantisce la precisione metrologica dello strumento. Il nuovo decreto recepisce questa distinzione e stabilisce che, per il futuro, non esisteranno più nuove approvazioni, ma solo omologazioni. Questo significa che lo Stato deve certificare ufficialmente che quel modello specifico

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