
di Andrea Nicastro
Secondo il Tribunale costituzionale l’amnistia del 2024 copre anche la malversazione di fondi pubblici
Carles Puigdemont può tornare in Spagna. Il giudice del Tribunale supremo Pablo Llarena ha revocato oggi il mandato d’arresto che teneva il protagonista della dichiarazione di indipendenza catalana del 2017 lontano da Barcellona. Il Tribunale costituzionale, con sette voti contro cinque, ha stabilito che l’amnistia del 2024 copre anche la malversazione di fondi pubblici, l’ultimo reato che il Supremo si rifiutava di cancellare ai leader indipendentisti catalani. Cade il mandato anche per gli ex consiglieri Toni Comín e Lluís Puig.
Puigdemont vive a Waterloo, in Belgio, da quando è fuggito in piena notte all’arresto della Guardia Civil. Per il pomeriggio ha convocato una «dichiarazione istituzionale», senza domande dei giornalisti. Una data per il rientro non c’è. «Bisogna aspettare» dice il suo avvocato, Gonzalo Boye, che però dà per scontato un Natale in Catalogna.
Il Supremo sosteneva che pagare il referendum del primo ottobre con i soldi della Generalitat, invece che di tasca propria, fosse un «arricchimento personale» e quindi andasse escluso dall’amnistia. Per la maggioranza progressista della Corte è un’interpretazione «contraria allo spirito e alla finalità della legge».




