
di Aldo Grasso
Il conduttore ha interrogato l’ex prete Alberto Ravagnani sull’orientamento e sulle esperienze intime dopo la tonaca
Nella vita ci sarà sempre un Diaco pronto a ricordarci quanto sia impossibile sottrarsi al cattivo gusto. Durante una puntata dell’orrido quotidiano «BellaMa’» (Rai2), il conduttore ha interrogato l’ex prete Alberto Ravagnani sull’orientamento e sulle esperienze intime dopo la tonaca. Di fronte al disagio esplicito di Ravagnani (era lì per promuovere «Ballando con le stelle» e non per consegnare la propria intimità) Diaco ha insistito, trattando la riservatezza come una confessione incompleta.
Ha rivendicato l’impudenza come se, da sola, bastasse a rendere elegante ogni intrusione. Ecco il suo capovolgimento perverso: il «no» dell’ospite diventa una colpa, la sfacciataggine un servizio al pubblico. Per Diaco, il fatto che Ravagnani avesse già raccontato il proprio spretamento davanti a una telecamera equivale a una liberatoria perpetua, valida pure per ciò che si vorrebbe tacere. Ma l’inganno sta qui: non è la domanda diretta a scandalizzare, è il diritto di proprietà che la precede. L’intervista scambia la franchezza per licenza, il contraddittorio per interrogatorio e il servizio pubblico per il salotto di casa.
Il personaggio, d’altronde, coincide con il programma:




