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Delitto di Garlasco, cosa non torna nel caso di Chiara Poggi (e perché oggi Stasi non è più al centro)

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Nuove indagini e incontro tra procure riaprono lo scenario: elementi in contrasto con le sentenze e ipotesi revisione per Alberto Stasi

Per anni il delitto di Garlasco è rimasto cristallizzato in una verità giudiziaria definitiva: la condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Poi, lentamente, qualcosa ha iniziato a muoversi. E l’incontro avvenuto tra il procuratore di Pavia Fabio Napoleone e la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni ha rappresentato uno snodo decisivo, non tanto per ciò che è stato detto pubblicamente — pochissimo — quanto per ciò che, da quel momento, è apparso possibile.

Le parole della procuratrice generale sono state prudenti, quasi chirurgiche: lo studio degli atti non sarebbe stato né veloce né semplice. Una formula che, nel linguaggio giudiziario, pesa. Perché presuppone un materiale nuovo, complesso, potenzialmente capace di mettere in discussione un impianto consolidato.

La nuova inchiesta e il cambio di prospettiva

Nel frattempo, la Procura di Pavia si avviava verso la chiusura delle indagini su Andrea Sempio, indagato nell’ambito della nuova ricostruzione dei fatti. Un passaggio formale, certo, ma anche sostanziale: per la prima volta dopo anni, il baricentro dell’inchiesta si spostava.

Nella rilettura complessiva operata dagli inquirenti, infatti, non sarebbero emersi

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