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Decreto Sicurezza, Scotto, l’espulso: è un loro errore, volevamo offrire una via di fuga

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di Virginia Piccolillo

«Evidentemente ce l’hanno con me. Forse perché sono recidivo. Ma in realtà era una protesta pacifica»

Arturo Scotto (Pd), lei è stato l’unico espulso per la bagarre in Aula sul decreto Sicurezza. Come mai?
«Evidentemente ce l’hanno con me. Forse perché sono recidivo (ride, ndr). Ma in realtà era una protesta pacifica».

Non avete occupato i banchi del governo?
«Sì, per fargli un favore».

Che favore?
«Gli offrivamo una via d’uscita al loro errore: votare la nostra 3pregiudiziale di costituzionalità».

Ma votandola il dl non sarebbe decaduto?
«Certo. Ma non si è mai vista una maggioranza convertire in legge un decreto ben sapendo che contiene una norma con profili di incostituzionalità. Tanto è vero che un autorevole sottosegretario del governo si è recato al Quirinale. E la stessa premier è stata costretta a dire che faranno un nuovo decreto per correggerla».

Il governo dice che ci sono precedenti. È così?
«Può essere, a destra su questo sono campioni».

Citano le manovre dei governi Prodi e Conte.
«Ma la manovra è una legge ordinaria. È ben diverso. Mai visto un decreto incostituzionale».

E l’interlocuzione col Quirinale?
«Il Quirinale ha fatto il suo mestiere. È il governo che

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