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Dal trend low-alcohol alla tavola della domenica: l’arte del cocktail per il brunch

Nato dall’incontro tra colazione dolce e pranzo salato, il brunch domenicale si è affermato come un rito irrinunciabile del fine settimana. Un’esperienza gastronomica così eclettica richiede, però, un approccio attento anche nel bicchiere: la tentazione di stappare bottiglie strutturate rischia infatti di appesantire il palato, laddove serve invece mantenere la degustazione fluida e piacevole per tutta la sua durata.

La miscelazione a contenuta gradazione alcolica si rivela qui la risposta naturale. Scegliere cocktail poco alcolici da servire per un brunch della domenica risponde alla ricerca di un sorso elegante, capace di scortare l’intero pasto senza sopraffare la complessità dei piatti.

Gruppo di persone che beve cocktail Aperol Spritz durante un brunch in compagnia

La fisiologia del gusto tra dolci e salati: il ruolo del drink

Il menu del brunch è per sua natura eclettico: pancake allo sciroppo d’acero e lievitati convivono sulla stessa tavola con uova alla Benedict, avocado toast, salmone affumicato e quiche salate. La coesistenza e l’alternanza di sapidità, grassezza e note zuccherine rappresentano una sfida stimolante per l’abbinamento.

Per gestire un ventaglio di sapori così ampio, la scelta migliore ricade su cocktail leggeri e frizzanti per un brunch casalingo o al ristorante. L’effervescenza gioca un ruolo chiave nel bilanciare la ricchezza

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